Cosa sono2019-03-10T22:08:38+00:00

Zona Speciale di Conservazione

“VALLE DEL TORRENTE GORDANA”

Ci sono luoghi sconosciuti che ci sorprendono regalandoci nuovi spazi per le nostre emozioni, spazi che si colmeranno di gioia e bellezza, di attimi intensi diventando un’esperienza indimenticabile.
Ce ne sono altri che da sconosciuti diventeranno familiari e il desiderio di tornarci ci donerà ogni volta nuove sensazioni.
Sono quei luoghi dove la scienza può spiegare molto ma dove la bellezza dispiega il suo mistero.
Gli “Stretti di Giaredo”, canyon dell’Appennino Tosco-Emiliano sono questo da sempre.
Per sempre.

Inquadramento ambientale

Estesi per circa 1000 metri, gli Stretti di Giaredo rappresentano il tratto inferiore della ben più vasta gola rocciosa del torrente Gordana che si allunga per circa 7Km dal borgo di Noce di Zeri (560m slm) sino all’abbandonato insediamento di Giaredo (300m slm), in prossimità di Pontremoli.
In questo tratto la valle si presenta ripida e scoscesa, gli abitati sono scarsi e di piccole dimensioni, il corso d’acqua scorre tra enormi blocchi rocciosi e pareti verticali lavorate dall’acqua.
La valle interessata dalle gole rocciose è area protetta secondo la direttiva comunitaria 92/43/CEE, altrimenti detta Habitat, che riconosce questa area geografica come Zona Speciale di Conservazione (ZSC), identificata attraverso il codice IT5110001 e la denominazione “Valle del Torrente Gordana”*

L’area chiamata “Stretti di Giaredo” rappresenta il tratto di più semplice accesso al pubblico, poiché qui termina anche la gola rocciosa del torrente Gordana; rappresenta inoltre il tratto più suggestivo e affascinante dell’intera gola fluviale, in quanto le pareti di roccia si fanno elevate e aspre, strette e variamente colorate e stratificate. (scarica la planimetria ZSC)

*La direttiva Habitat si prefigge lo scopo di preservare piante, animali e i loro ambienti di vita per assicurarne la presenza sul territorio ed evitarne quindi l’estinzione. La salvaguardia delle specie viventi passa attraverso la conservazione dei loro habitat e della possibilità di spostarsi nello spazio in funzione delle esigenze ecologiche, in questo senso le aree protette secondo la direttiva Habitat convergono nella ReteNatura2000, complesso di differenti aree geograficheconnesse da corridoi ecologici.

Flora

Valle del Torrente Gordana: La vegetazione è decisamente variabile lungo tutta la valle del Gordana.
A est troviamo per esempio magnifici esempi di Leccio, una quercia tipicamente mediterranea, i cui nuclei insediativi divengono particolarmente evidenti durante la stagione invernale quando il bosco temperato perde le foglie mentre il Leccio le mantiene, essendo albero sempreverde.
Sempre in queste situazioni si trova abbondante un’altra quercia che predilige climi miti, ossia la Roverella. Se ci spostiamo poco più a Ovest e sul versante Nord troveremo invece boschi misti di latifoglie: Carpino nero, dal Sorbo montano, dall’Acero campestre e dall’Orniello, Carpino bianco e il Tiglio selvatico. Sempre in contesti freschi e umidi potremo imbatterci in improbabili lembi di faggeta a soli 400m slm, spesso arricchiti da sottobosco a Mirtillo nero. Presso il corso d’acqua la vegetazione risente della maggiore umidità del suolo e vira verso composizioni riparie, come boschetti di Frassino maggiore e Ontano nero che, in corrispondenza dei tratti in forra, si gettano nel centro della gola formando interessanti gallerie verdi sopra il torrente. Numerosi sono poi i castagneti da frutto, oggi in abbandono, che hanno costituito per secoli un essenziale fonte di approvvigionamento per le genti di montagna.

Stretti di Giaredo: la vegetazione all’interno della forra è caratterizzata da una scarsa biodiversità a causa delle difficili condizioni fisiche a cui sono sottoposti gli organismi. Nonostante questo si osservano piante e boschi di importanza conservazionistica. Le gallerie arboree sospese sopra la forra sono formazioni forestali protette dalle normative nazionali ed europee, in particolare il bosco formato da Frassino maggiore e Ontano nero. Lungo il corso d’acqua si rinvengono specie riparie come l’Epilobio e il Farfaraccio, ma anche piante legnose come i Salici, il Pioppo nero, l’Ontano verde, il Tiglio selvatico e il Carpino bianco. Tra le piante di più antica origine è possibile osservare la Scolopendria comune, interessante felce a foglia intera, indicatrice di suoli alcalini. Anche i licheni fanno notevole mostra di sé, coprendo estesamente certe superfici di roccia e colorandole di un intenso color giallo.

Fauna

Valle del Gordana : La copertura forestale densa e continua assicura rifugio e alimento per molti dei più comuni animali dell’Appennino. Passeggiando nell’area protetta si incontreranno con facilità molti dei sui abitanti volatili, come il Merlo, la Capinera, il Pettirosso, il Tordo bottaccio, la Tordela, la Ghiandaia, la Cornacchia grigia, il Picchio muratore, il Picchio rosso maggiore e lo Scricciolo, il più piccolo passeriforme europeo. Se la passeggiata sarà notturna si avrà senz’altro il piacere di incontrare o, più facilmente, di ascoltare l’Allocco, comunissimo rapace notturno che utilizza vecchi alberi cavi per dormire e allevare i suoi piccoli. Come l’Allocco anche molti piccoli mammiferi di cui si nutre utilizzano gli alberi morti e cavi come dimore, è il caso del Moscardino, dello Scoiattolo rosso e del Ghiro.
Se ci si muoverà con circospezione e silenziosamente si potrà poi osservare il Capriolo, che appena resosi conto della nostra presenza balzerà via fulmineo, o ancora il Cinghiale, mammifero più elusivo e dai costumi spiccatamente notturni. Altri comuni mammiferi sono il Tasso, la Lepre europea e il Riccio europeo. Tra i predatori sono presenti il Lupo, la Volpe e la Faina, tutti difficilmente avvistabili e dalle abitudini prevalentemente notturne. Anche i pipistrelli abitano stabilmente la valle, con specie pure di grandi dimensioni come le Nottole. Se durante la passeggiata si scenderà al torrente o presso un corso d’acqua laterale allora si potranno incontrare il Rospo comune, la Rana dalmatina e la Rana italica: nei mesi della riproduzione si troveranno inoltre migliaia di loro girini raccolti nelle zone a minor velocità di corrente. Proprio gli anfibi sono gli animali che potranno mettere più a dura prova, il curioso come il naturalista, durante la loro ricerca, ma sono anche quelli che potranno dare maggiori soddisfazioni in quanto a speciali ritrovamenti: nella valle sono infatti presenti la Salamandra pezzata, il Tritone alpestre, l’Ululone dal ventre giallo appenninico e il Geotritone di Strinati. Queste ultime due specie si evidenziano per l’importante significato conservazionistico, essendo specie rare, e possedendo curiose e uniche caratteristiche ecologiche ed etologiche. Se rane e rospi sono gli anfibi più semplici da avvistare, la Biscia d’acqua, meglio conosciuta come Natrice dal collare, è altrettanto comune tra i rettili, seppur più difficile da incontrare.
Più comuni sono il Biacco, l’Orbettino e la Lucertola muraiola. Tra gli uccelli di maggiori dimensioni si segnalano infine l’Aquila reale e il Corvo imperiale.

Stretti di Giaredo: come per la vegetazione, la fauna della forra presenta una diversità ridotta rispetto all’area forestale. Sarà tuttavia semplice rinvenire la Rana italica e il Rospo comune, cosi come, tra gli uccelli, la Ballerina gialla e l’Airone cenerino e, con un briciolo di attenzione, si potrà scorgere il Merlo acquaiolo intento a nuotare ed immergersi nelle fredde acqua alla ricerca di cibo. Sempre in prossimità dell’acqua, o propriamente dentro l’acqua, è possibile trovarsi di fronte una Natrice dal collare mentre tenta la fuga allarmata dal nostro arrivo o rimanendo immobile cercando di sfruttare le sue proprietà mimetiche.
Ululone appenninico, Tritone alpestre e Geotritone di Strinati NON si rinvengono all’interno della forra!

I girini degli anfibi non sono un giocattolo né per i bambini né per gli adulti. Essi sono i cuccioli di Rane e Rospi; se posti fuori dall’acqua essi muoiono perché respirano mediante le branchie. Quando i girini diventano grandi danno luogo a un evento eccezionale: la metamorfosi. In questo modo si trasformano in Rane e Rospi. Anche Rane e Rospi non sono un giocattolo né per i bambini né per gli adulti: le loro ossa sono estremamente fragili e la loro pelle perennemente umida assicura gli scambi gassosi, ogni manipolazione può provocare emorragie interne e limitare gli scambi respiratori. Illumina i tuoi figli su questi delicati animali. E’ vietata la raccolta dei girini e degli adulti di Rane e Rospi, nonché la loro manipolazione, per qualsivoglia motivo.
Se trovi un serpente sarà con ogni probabilità una Natrice dal collare, quindi un serpente innocuo. In ogni caso non ti avvicinare, non disturbarlo e non tentare di ucciderlo. Ricorda: SEI IN UN’AREA PROTETTA. La Vipera comune, o Aspide, è comunque presente nell’area protetta: se credi di essere stato morso da una Vipera, non ti agitare, non incidere e non succhiare la ferita, non praticarti fasciature con lacci o altro, non ti muovere. Chiama invece repentinamente il 112, indica il luogo dove ti trovi, descrivi con maggior precisione possibile l’incidente e segui le istruzioni dell’operatore medico. Ricorda: la quasi totalità dei morsi di serpente avviene a livello degli arti, in particolare caviglia, mano e polso, in questo caso NON sei in pericolo di vita (ma non tergiversare, chiama il 112).

Geologia

Risalire il tratto del Torrente Gordana attraversando gli Stretti di Giaredo e scrutando le verticali pareti rocciose che li delimitano, è un po’ come fare un viaggio nel tempo di circa 200 milioni di anni attraverso le ere geologiche che hanno caratterizzato le varie Formazioni litologiche presenti in quest’area della Lunigiana.
Questa profonda forra fluviale richiama un notevole interesse sia dal punto di vista paesaggistico che didattico, in quanto manifesta chiaramente lazione erosiva e plastica del modellamento fluviale e la capacità dell’acqua di intagliare profondamente la roccia attraverso una continua attività che dura da millenni.
Formatasi inizialmente per cause tettoniche (faglie e pieghe associate alle fasi evolutive dell’orogenesi Appenninica), attraverso un sollevamento poderoso delle antiche rocce del nucleo mesozoico della Falda Toscana (Calcari Selciferi, Diaspri e Maiolica) è progredita successivamente in epoca quaternaria per opera dell’erosione fluviale che ha inciso dapprima le coperture terziarie (Scisti policromi, Arenarie Macigno) e poi il sottostante nucleo mesozoico portando a giorno l’intera sequenza geolitologica.
Il fatto che le rocce attraversate si caratterizzino con stratificazioni orizzontali e piegate e che mostrino una gamma di colorazioni che va dal rosso al verde, dal grigio all’azzurro, rende il panorama particolarmente suggestivo ed interessante, consentendo allo stesso tempo un facile riconoscimento delle Formazioni Geologiche che lo compongono e percependo in modo sensoriale la straordinaria potenza con cui la natura è in grado di modellare il territorio.

Gli affioramenti rocciosi all’interno degli Stretti di Giaredo sono speciali per composizione litologica e per come si espongono alla nostra vista, attraverso forme lisce e levigate, e in stratificazioni fitte ed elegantemente colorate. L’ambiente che si origina lascia stupefatti e colmi di un profondo senso di abbaglio estetico… affinché questo possa rimanere inalterato e fruibile da chi dopo di te verrà, è indispensabile la tua collaborazione: non graffiare, non incidere, non smuovere e non imbrattare le pareti di roccia attorno a te. Potrà capitare, se sei un attento osservatore, di imbatterti in curiose formazioni biancastre che scivolano lungo la parete imitando nella crescita le stalattiti: si tratta di concrezioni calcaree dall’accrescimento lentissimo e le cui strutture sono estremamente fragili. Osserva il lavoro secolare dello stillicidio dell’acqua, ma senza influenzarlo: non appoggiarti, non toccare e non rimuovere alcuna di queste formazioni carbonatiche.
schema geologia degli stretti di Giaredo

Il Fiume e le opere dell’uomo

Gli Stretti di Giaredo sono stati formati dall’opera del Torrente Gordana, classico torrente appenninico  soggetto a periodi di piene in primavera e in autunno, quando le piogge sono abbondanti, e a periodi di magra in estate. Il Torrente nasce dal Monte Tecchione, 1582 m slm, nel Comune di Zeri, in prossimità del Passo dei Due Santi e della stazione sciistica di ZumZeri. Il Monte Tecchione si trova sulla linea di confine tra la Regione Toscana e la Regione Emilia a pochissima distanza dalla Regione Liguria. Ha uno sviluppo complessivo di 18 Km, sino a Pontremoli, località Fiesolare, dove diventa tributario di destra del Fiume Magra.
Lungo il corso del Torrente, poco a monte degli Stretti è presente un piccolo invaso artificiale (capacità massima 120000 mc) generato da una diga ad arco semplice chiamata “Diga di Giaredo”. La sua altezza, presso il punto più depresso delle fondazioni raggiunge i 27.40 m, mentre sul piano generale di fondazione, 25.60 m. Il suo coronamento ha una lunghezza di 38.80 m. La diga è dotata, al piede, di uno scarico quadrato che permette di svasare integralmente il serbatoio e permette il Deflusso Minimo Vitale che deve sempre essere garantito. Per Deflusso Minimo Vitale (DMV) si intende il quantitativo di acqua rilasciata da una qualsiasi opera di captazione sull’asta di un lago, fiume, torrente, o qualsiasi corso d’acqua, in grado di garantirne la naturale integrità ecologica.
I lavori di costruzione iniziarono nel 1938, lo sbarramento venne ultimato il 28 Luglio 1941, ed il suo collaudo ebbe luogo il 9 Febbraio dell’anno successivo. Fu realizzata da Società Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck ed è oggi gestita da Edison.
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