Zona Speciale di Conservazione
“Valle del torrente Gordana”

Alla scoperta di ambiente, flora e fauna del canyon

Scoprire gli Stretti di Giaredo significa entrare nel cuore di uno dei più affascinanti canyon in Toscana dove si trova un ambiente naturale unico modellato dal torrente Gordana tra Pontremoli e Zeri.

Questa sezione offre un approfondimento completo su tutto ciò che rende questo canyon in Toscana un luogo straordinario: dall’inquadramento ambientale alla ricca flora e fauna, fino agli aspetti geologici che raccontano milioni di anni di storia.

Verranno analizzati anche il rapporto tra fiume e presenza umana, oltre alle avvertenze e alle buone norme di comportamento indispensabili per vivere il canyon in Toscana in modo sicuro e rispettoso.

Estesi per circa 1000 metri, gli Stretti di Giaredo rappresentano il tratto inferiore della ben più vasta gola rocciosa del torrente Gordana. Il tratto si snoda per circa 7 chilometri dal borgo di Noce di Zeri (560m slm) sino all’abbandonato insediamento di Giaredo (300m slm), in prossimità di Pontremoli.
In questo tratto la valle si presenta ripida e scoscesa con pochi centri abitati di piccole dimensioni. Il torrente scorre tra enormi blocchi rocciosi e pareti verticali lavorate dall’acqua, contornate da una fitta copertura boschiva.

Gli Stretti di Giaredo sono stati formati dall’opera del torrente Gordana. Il torrente appenninico è soggetto a periodi di piene in primavera e in autunno e a periodi di secca durate il periodo estivo. Il torrente ha uno sviluppo complessivo di 18 Km, sino a Pontremoli, località Fiesolare. Da qui diventa tributario di destra del Fiume Magra. Il Gordana nasce dal Monte Tecchione (1582 m slm) nel Comune di Zeri, in prossimità del Passo dei Due Santi. Non lontano dalla stazione sciistica di Zum Zeri, sulla linea di confine tra la Regione Toscana e la Regione Emilia, a pochissima distanza dalla Regione Liguria. 

La valle interessata dalle gole rocciose degli Stretti di Giaredo è Zona Speciale di Conservazione (ZSC). L’area viene identificata con la denominazione “Valle del Torrente Gordana”: una zona protetta secondo la direttiva comunitaria 92/43/CEE altrimenti detta Habitat.
La direttiva Habitat si prefigge lo scopo di preservare piante, animali ed i loro ambienti di vita per assicurarne la presenza sul territorio ed evitarne quindi l’estinzione. La salvaguardia delle specie viventi passa anche attraverso la possibilità delle stesse di spostarsi nello spazio. In questo senso le aree protette secondo la direttiva Habitat convergono nella Rete Natura 2000, un complesso di differenti aree protette connesse da corridoi ecologici.

Valle del Torrente Gordana

La vegetazione risulta decisamente variabile lungo tutta la vallata.
Ad est troviamo per esempio magnifici esemplari di leccio (Quercus ilex), una quercia tipicamente mediterranea che in questo contesto risulta particolarmente evidente durante la stagione invernale. Il bosco temperato perde le foglie a partire dall’autunno mentre il leccio, essendo albero sempreverde, le mantiene. Risulta abbondante anche un’altra quercia che predilige climi miti, ossia la roverella (Quercus pubescens).

Se ci spostiamo invece poco più ad ovest e sul versante nord, troveremo boschi misti di latifoglie: carpino nero (Ostrya carpinifolia), sorbo montano (Sorbus aria), acero campestre (Acer campestris), orniello (Fraxinus ornus), carpino bianco (Carpinus betulus) e il tiglio selvatico (Tilia cordata). Sempre in contesti freschi e umidi potremo imbatterci in improbabili lembi di faggeta (Fagus sylvatica) a soli 400m slm, spesso arricchiti da sottobosco a mirtillo nero (Vaccinium myrtillus).

Presso il corso d’acqua la vegetazione vira verso composizioni riparie, come boschetti di frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e ontano nero (Alnus glutinosa). In corrispondenza dei tratti in forra essi formano interessanti boschi a gallerie sopra il torrente. Il bosco o foresta a galleria è un ambiente estremamente particolare e raro in Europa e per questo rientra tra gli ecosistemi protetti. Numerosi sono poi i castagneti da frutto (Castanea sativa), oggi in abbandono, che hanno costituito per secoli un essenziale fonte di approvvigionamento per le genti di montagna.

Stretti di Giaredo

La vegetazione all’interno delle gole è caratterizzata da scarsa biodiversità a causa delle difficili condizioni ambientali. Nonostante questo si osservano piante e boschi di importanza conservazionistica. Lungo il corso d’acqua si rinvengono specie riparie come l’epilobio (Epilobium sp.) e il farfaraccio (Petasites sp.). Sono presenti anche piante legnose come i salici (Salix eleagnos), il pioppo nero (Populus nigra)  e l’ontano verde (Alnus alnobetula). Tra le piante di più antica origine è possibile osservare la scolopendria comune (Asplenium scolopendrium), interessante felce a foglia intera, indicatrice di suoli alcalini.

Valle del Gordana

Uccelli

La copertura forestale densa e continua assicura rifugio e alimento per molti dei più comuni animali dell’Appennino. Passeggiando nell’area protetta si incontreranno con facilità molti dei sui abitanti volatili, come il merlo (Turdus merula), la capinera (Sylvia atricapilla), il pettirosso (Erithacus rubecula), il tordo bottaccio (Turdus philomelos), la tordela (Turdus viscivorus), la ghiandaia (Garrulus glandarius), la cornacchia grigia (Corvus cornix). Osservabili anche il picchio muratore (Sitta europaea), il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) e lo scricciolo (Troglodytes troglodytes), il più piccolo passeriforme europeo. Tra gli uccelli di maggiori dimensioni si segnalano inoltre l’aquila reale (Aquila chrysaetos) ed il corvo imperiale (Corvus corax).

Mammiferi

Se ci si muoverà con circospezione e silenziosamente si potrà poi osservare il capriolo (Capreolus capreolus), che appena resosi conto della nostra presenza balzerà via fulmineo. Ancora più elusivo è il cinghiale (Sus scrofa), mammifero attivo principalmente di notte. Altri comuni mammiferi sono il tasso (Meles meles), la lepre europea (Lepus europaeus) e il riccio europeo (Erinaceus europaeus). Tra i predatori sono presenti il lupo (Canis lupus), la volpe (Vulpes vulpes) e la faina (Martes foina), tutti difficilmente avvistabili. Anche i pipistrelli abitano stabilmente la valle, con specie anche di grandi dimensioni come la nottola (Nyctalus noctula).

Rettili e anfibi

Presso i corsi d’acqua si potranno incontrare il rospo comune (Bufo bufo), la rana agile (Rana dalmatina) e la rana appenninica (Rana italica). Nei mesi della riproduzione si troveranno inoltre migliaia dei loro girini raccolti nelle zone a minor velocità di corrente. Per quanto riguarda gli anfibi sono presenti anche la salamandra pezzata (Salamandra salamandra), il tritone alpestre (Ichthyosaura alpestris), l’ululone dal ventre giallo appenninico (Bombina pachypus) e il geotritone di Strinati (Speleomantes strinatii). Queste ultime due specie si evidenziano per l’importante significato conservazionistico, essendo specie rare, e possedendo curiose e uniche caratteristiche.

Tra i rettili, i più comuni sono certamente il biacco (Hierophis viridiflavus), la natrice dal collare (Natrix natrix) e la lucertola muraiola (Podarcis muralis) e l’orbettino (Anguis fragilis).

Stretti di Giaredo

Come per la vegetazione, la fauna delle gole presenta una diversità ridotta rispetto all’area forestale. Sarà tuttavia semplice incontrare la rana italica e il rospo comune. Tra gli uccelli la ballerina gialla (Motacilla cinerea) e l’airone cenerino (Ardea cinerea). Con un po’ di attenzione, si potrà poi scorgere il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) nuotare ed immergersi nelle fredde acqua alla ricerca di cibo. La specie nidifica regolarmente all’interno degli Stretti. Sempre in prossimità dell’acqua, o dentro, è possibile incontrare natrici dal collare intente a cacciare anfibi o a scaldarsi sui ciottoli assolati.

Ululone appenninico, tritone alpestre e geotritone di Strinati invece non si rinvengono all’interno della forra.

Risalire il torrente negli Stretti di Giaredo è come fare un viaggio nel tempo di 200 milioni di anni attraverso la storia geologica della Lunigiana.
Questa profonda forra fluviale richiama un notevole interesse sia dal punto di vista paesaggistico che didattico. Il luogo manifesta chiaramente la capacità dell’acqua di erodere e modellare profondamente la roccia attraverso una continua attività che dura da millenni.

Gli Stretti di Giaredo si formano inizialmente per cause tettoniche, durante le fasi che hanno portato alla nascita della catena Appenninica. Questo è avvenuto attraverso il sollevamento delle antiche rocce del nucleo mesozoico della Falda Toscana (calcari selciferi, diaspri e maiolica). Su queste formazioni si sono poi instaurati processi erosivi fluviali in epoca quaternaria. Il torrente ha inciso dapprima le coperture terziarie (scisti policromi, arenarie a Macigno) e poi il sottostante nucleo mesozoico, nel tempo portando in affioramento l’intera sequenza geolitologica.

Il panorama è particolarmente suggestivo ed interessante. Le rocce attraversate si caratterizzano con stratificazioni orizzontali e piegate che mostrano una gamma di colorazioni variegate. Si va dal rosso al verde, dal grigio all’azzurro. Consentono inoltre un facile riconoscimento delle formazioni geologiche che lo compongono e la percezione della straordinaria potenza con cui la natura è in grado di modellare il territorio.

Gli Stretti di Giaredo rappresentano un viaggio geologico di circa 200 milioni di anni, dove le pareti rocciose del Torrente Gordana raccontano l’evoluzione dell’orogenesi appenninica e dell’erosione fluviale. Questa forra, formata da rocce di diverse ere e colori, mostra in modo spettacolare la forza modellatrice della natura sul paesaggio della Lunigiana.

Gli Stretti di Giaredo rappresentano un viaggio geologico di circa 200 milioni di anni, dove le pareti rocciose del Torrente Gordana raccontano l’evoluzione dell’orogenesi appenninica e dell’erosione fluviale. Questa forra, formata da rocce di diverse ere e colori, mostra in modo spettacolare la forza modellatrice della natura sul paesaggio della Lunigiana.

Lungo il corso del torrente Gordana, poco a monte degli Stretti di Giaredo, è presente un piccolo invaso artificiale (capacità massima 120000 mc) generato da una diga ad arco semplice chiamata “Diga di Giaredo”. Presso il punto più depresso delle fondazioni raggiunge un’altezza di 27.40 m, mentre sul piano generale di fondazione arriva a 25.60 m. Il suo coronamento ha una lunghezza di 38.80 m.

La diga è dotata, al piede, di uno scarico quadrato che permette di svasare integralmente il serbatoio e permette il Deflusso Minimo Vitale che deve sempre essere garantito. Per deflusso minimo vitale (DMV) si intende il quantitativo di acqua rilasciata da una qualsiasi opera di captazione sull’asta di un lago, fiume, torrente, o qualsiasi corso d’acqua, in grado di garantirne la naturale integrità ecologica.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1938, lo sbarramento venne ultimato il 28 Luglio 1941, ed il suo collaudo ebbe luogo il 9 Febbraio dell’anno successivo. Fu realizzata da Società Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck ed è oggi gestita da Edison.

Girini e anfibi adulti:

  • I girini sono i cuccioli di rane e rospi. Si tratta di organismi delicatissimi che non vanno mai toccati ne prelevati dal torrente/pozza. Durante questa fase della loro vita infatti non riescono a sopravvivere fuori dall’acqua, perché respirano ancora mediante le branchie. Quando i girini diventano grandi danno luogo ad un evento eccezionale: la metamorfosi. In questo modo si trasformano in rane e rospi adulti, perdendo le branchie e la coda e sviluppando al loro posto polmoni e zampe.
  • Anche rane e rospi adulti, purché carini, non vanno intesi come giocattoli, né per i bambini né per gli adulti. Le loro ossa sono estremamente fragili e la loro pelle delicatissima deve essere perennemente umida, per assicurare gli scambi gassosi. Ogni manipolazione può provocare emorragie interne e limitare gli scambi respiratori.

Serpenti:

  • I serpenti che si incontrano più di frequente all’interno degli Stretti di Giaredo sono assolutamente innocui. Si tratta di organismi estremamente timidi, schivi nei confronti dell’uomo e non aggressivi. La tipica reazione dei serpenti, quando si imbattono in un essere umano, è la fuga. In ogni caso raccomandiamo di non ti avvicinarsi, non disturbarli e non tentare di ferirli.
  • La vipera comune (Vipera aspis) è l’unico serpente velenoso presente all’interno dell’area protetta. Se si sospetta di essere stati morsi da una vipera, occorre: mantenere la calma, non incidere e non succhiare la ferita, non praticare fasciature con lacci o altro e cercare di muoversi il meno possibile. Occorre invece chiamare repentinamente il 112 indicando il luogo in cui ci si trova, descrivere con maggior precisione possibile l’incidente e seguire le istruzioni dell’operatore medico.

Formazioni geologiche:

  • Gli affioramenti rocciosi all’interno degli Stretti di Giaredo sono speciali per composizione litologica e per come si espongono alla nostra vista, attraverso forme lisce e levigate, in stratificazioni fitte ed elegantemente colorate. Affinché lo spettacolo paesaggistico degli Stretti di Giaredo questo possa rimanere inalterato e fruibile per i futuri visitatori, è indispensabile la collaborazione di tutti.
  • In tal senso si raccomanda di non graffiare, non incidere, non smuovere e non imbrattare (con vernici spray e affini) le pareti di roccia.
  • Con un po di attenzione in più può capitare di imbattersi in curiose formazioni biancastre che scivolano lungo la parete imitando nella crescita le stalattiti. Si tratta di concrezioni calcaree dall’accrescimento lentissimo e le cui strutture sono estremamente fragili. Vi preghiamo di ammirare il lavoro secolare dello stillicidio dell’acqua, ma senza influenzarlo: è bene non appoggiarsi, non toccare e non rimuovere alcuna di queste formazioni carbonatiche.


“Ci sono luoghi sconosciuti che ci sorprendono regalandoci nuovi spazi per le nostre emozioni, spazi che si colmeranno di gioia e bellezza, di attimi intensi diventando un’esperienza indimenticabile.

Ce ne sono altri che da sconosciuti diventeranno familiari e il desiderio di tornarci ci donerà ogni volta nuove sensazioni.

Sono quei luoghi dove la scienza può spiegare molto ma dove la bellezza dispiega il suo mistero.

Gli “Stretti di Giaredo”, canyon dell’Appennino Tosco-Emiliano sono questo da sempre.

Per sempre.”